Penetrato dalla Dea: il racconto tendenzialmente strapon di Luca

Sono Luca un ragazzo impotente, l’ho scoperto mio malgrado nei diversi tentativi di relazione stabile sia con partner femminili che del mio steso genere. Ricordo le prime esperienze visive negli spogliatoi di calcio od ovunque provai a fare sport. I culetti turgidi per me erano motivo di grande eccitazione, spesso rimanevo incantato per minuti. Molti compagni si accorsero di questa mia strana ossessione, fra tutti anche Paolo. Era il centrale della squadra. Un ragazzone alto e muscolare più grande di me di due anni, il quale una sera mi aspettò all’uscita dell’allenamento di volley e mi disse se volevo andare a casa con la sua moto. Mi fece sedere dietro di lui e senza casco mi disse di mantenermi stretto alla sua vita. Non so cosa accadde, ma un po’ per la paura un po’ per l’eccitazione, lo cinsi sempre più stretto fino a toccargli i suoi robusti e sporgenti addominali che si stagliavano anche fuori della maglietta.

Lui mi accarezzò la mano e la spostò sulle sue parti intime. Li la sorpresa fu più grossa. Stretto nel pantalone si nascondeva quello che al tatto doveva essere un grande pacco sotto forma di pene. Non avevo esperienze sessuali e nemmeno avevo mai guardato un cazzo maschile di altri in erezione, fin a quel momento non mi aveva mai interessato l’argomento. Ma la sorpresa fu enorme e anche il piacere che provai nel continuare a toccare e massaggiare l’enorme pene sotto dei jeans attillatissimi. Il viaggio non so quanto durò, fin quando ci trovammo in una radura, dietro a un rudere semi arroccato. Ricordo ancor il profumo dell’erba bagnata e dell’edera, sentì forte quelle fragranze fin dentro le narici. Ma all’improvviso mi trovai sbattuto con il viso nel muro e proprio nell’Edra. Di scatto mi girò e mi piegò a terra.

Da quel momento quel muscoloso ragazzo divenne aggressivo e duro. Mi schiaffeggiò e mi buttò a terra con le ginocchia bloccate nel terreno morbido per la pioggia dei giorni prima. La sua violenza divenne cattiveria, mi bloccò a terra e poi mi mise carponi senza darmi la possibilità di batter ciglio. Capì subito cosa mi sarebbe accaduto. Non avendolo mai fatto mi trovai davanti alla bocca una minchia enorme e robusta. A occhio almeno 20 centimetri e forse più.

Come un automa rimassi atterrito e impassibile. Paolo non esitò, mi prese per la tesa e mi mise il cazzo in bocca e con l’altra mano mi sbottonava i pantaloni. Stavo soffocando con quella enorme protuberanza di carne con un odore forte di maschio poco attento all’igiene. La mia bocca iniziò a stantuffare su e giù quella mazza sempre più calda e turgida. Ogni volta che scorrevo sulla verga già grande, non ne avevo visto una prima, mi sembrava che diventasse più dura e grande di prima. Fui costretto a fermarmi per non soffocare. Paolo Continuò a infilare il cazzo nella mia bocca per diversi minuti che mi sembrarono ore. Nel frattempo i miei pantaloni erano a terra, impiegai pochi secondi per realizzare questa condizione quando mi ritrovai di nuovo con il viso al muro e li realizzai il mio destino prossimo.

Un dolore mai provato fu quello che provai quando la cappella del suo cazzo entrò dopo alcuni rudi tentativi nel mio culo provai ad allontanarmi e divincolarmi, ma la sua mano sinistra enorme mi bloccò la bocca e il collo fino a soffocarmi. M’inculò con violenza per almeno trenta minuti. Dopo trovai nelle mie mutande il sangue che era fuoriuscito dal mio sfintere dopo tanta brutale violenza. Dopo aver devastato il culo mi fece prendere in bocca un cazzo sporco di sangue e di merda. Fui costretto a leccarglielo e mi sborrò in faccia.

L’esperienza non era terminata. Dopo avermi posseduto pretese che gli restituissi la pariglia e voleva leccarmi il pisello. Dopo alcuni tentativi di prendere in bocca il mio pene, per la frustrazione mi schiaffeggiò violentemente e si recò nella sua auto dove prese un fallo enorme di plastica con una cintura. Dopo ho scoperto che si chiamava dildo. Mi legò in vita il cazzo di plastica e mi fece sedere a terra.

Da solo senza che io facessi niente per facilitarlo. S’infilo quel totem di plastica nel suo deretano e da solo mentre io lo osservavo con un minimo di fallico compiacimento continuava a incularsi da solo. Altri 20 minuti di supplizio che questa volta era accompagnato da alcune mie note di compiacimento. Quando ebbe finito si alzò dal palo, mi sputò in faccia e con un violento calcio nei fianchi e mi costrinse a risalire sulla moto. A differenza dell’andata, mi fece sedere davanti per tenermi bloccato con le gambe.
Drinn.. la sveglia, come al solito ho sognato la prima volta che ho scoperto il sesso e la mia impotenza e perversione.

Non riesco ad andare a letto con donne e uomini perché non mi si rizza. Mi piace il culo, amo la violenza e chi mi tratta male. Provo piacere nel dominare uomini e donne. Ma dalla prima violenza subita da Paolo, il cazzo non mi si rizza più. Per non privarmi del piacere del dominio sessuale e fallico ho creato un mio avatar reale con il quale incontro ogni tipo di persona. Il mio personaggio è una figura eterea e asessuata dal nome Dea, in questo modo mi presento alle mie cavie d’amore. Incontro le mie vittime sacrificali sullo scranno del rapporto e mi comporto a secondo dei generi come un master o una mistress con il mio scettro dell’amore scortese che serbo e poi disvelo tra le cosce. Egli si chiama come me Dea, ovvero dildo energetico arrapato, così lo chiamo e lo presento ai miei astanti ogni volta che loro mi cercano.

Amo la sera, i luoghi furtivi e desolati, mi faccio ricercare sulla rete ma preferisco anche le location più insolite e le modalità più amene per intercettare i miei accoliti del sesso. Tra tutte preferisco le stazioni. Lascio nel bagno degli uomini una bottiglia che ho comprato a Parigi a forma di cazzo, dentro un biglietto dove annuncio a che ora farsi trovare, dove e come sono vestito. Tutte le volte mi chiedo chi e se qualcuno abboccherà. Sono state poche le volte in cui nessuno si è presentato nei luoghi dove fissavo gli appuntamenti. Quel giorno scrissi sul biglietto che mi sarei fatto trovare dietro la casa dove si fanno gli scambi dei binari. Io mi vestì da Dea, con il mantello e il mio enorme e omonimo dildo. Quel giorno si presentò Paolo, 20 anni dopo la mia prima esperienza, non so se fu un caso o egli mi stava cercando.

Ricordo di aver ripetuto al contrario tutto quello che mi aveva fatto subire. Lo legai a delle corde di ferro trovate per caso e gli infilai il mio pene di plastica quasi reale in bocca e poi lo inculai, frustandolo con la mia flessibile frusta. Quando terminai, tolsi dal mio ventre la cinta che fissava il mio dildo e glie lo diedi in mano. Ho continuato a picchiarlo e a prenderlo a calci almeno per dieci minuti. Dopo l’ho costretto a leccarmi il culo. Da quel giorno lui dorme con me, io lo picchio e lo lego al letto, sono la sua Dea e lo inculo con il mio cazzo vero che da quello giorno s’indurì e non ha smesso di farlo ogni volta che Paolo mi si avvicina.

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